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Ci sono delle situazioni che si ripetono nel tempo, con modalità diverse, ma si ripetono, anche perché la struttura umana, o se volgiamo antropologica, è sostanzialmente la stessa. Cambiano le situazioni culturali, i contesti... more
Ci sono delle situazioni che si ripetono nel tempo, con modalità diverse, ma si ripetono, anche perché la struttura umana, o se volgiamo antropologica, è sostanzialmente la stessa. Cambiano le situazioni culturali, i contesti socio-politici, ma l'uomo, la donna, permangono strutturalmente identici nel tempo. Siamo mossi dagli istinti e sono proprio loro a stimolare il nostro pensiero e le nostre scelte. La forza della spiritualità autentica è capace di modificare questa forza istintuale e dirigerla verso significati nuovi, antitetici all'istinto. Amare il nemico è uno di questi significati antitetici all'istinto di sopravvivenza, che solo una grandissima forza spirituale può inserire nella struttura antropologica. Quando parliamo di conversione intendiamo proprio questo cambiamento radicale e, allo stesso tempo, strutturale, al punto che i contenuti dello spirito sono più forti dell'istinto. Un esempio di questa forza di cambiamento la troviamo in Gesù. Al momento della morte sulla croce, in una situazione di grande sofferenza, invece di chiudersi in se stesso, la sua umanità si dirige non solo verso gli altri, ma trova parole di perdono per coloro che lo stanno uccidendo. La forza spirituale che viene da Gesù produce un cammino di cambiamento capace di trasformare la struttura antropologica della persona e, in questo modo cambiare la storia. Quello che è visibile in Gesù era già stato annunciato dai profeti. Isaia, ad esempio, si scaglia duramente contro un tipo di liturgia che non produce un cambiamento nelle persone, una liturgia sterile e formale che, più che avvicinare a Dio, serve per garantire se stessi.
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Lo stanno dicendo in tanti che il Sinodo Panamazzonico, che si svolgerà nel mese di ottobre a Roma, non riguarda solamente l'Amazzonia ma, per tanti motivi, il cammino di tutta la Chiesa. Tra i vari temi trattati nel testo preparatorio... more
Lo stanno dicendo in tanti che il Sinodo Panamazzonico, che si svolgerà nel mese di ottobre a Roma, non riguarda solamente l'Amazzonia ma, per tanti motivi, il cammino di tutta la Chiesa. Tra i vari temi trattati nel testo preparatorio ce n'è uno che è al centro del dibattitto teologico nei vari incontri preparatori al Sinodo, vale a dire il tema dei ministeri. Per la Chiesa in Amazzonia è uno dei temi centrali. La scarsità numerica del clero locale non permette che alle comunità di fede giunga in modo regolare l'Eucarestia. Non è questo dell'Eucarestia un problema da poco perché, nel cammino della Chiesa cattolica, è proprio l'eucarestia che fa la Chiesa, perché la Chiesa si alimenta della presenza di Cristo e, nell'eucarestia, lo incontriamo nella forma più significativa. Nelle tante comunità di fede dell'immenso territorio amazzonico, l'eucarestia arriva raramente. C'è un senso di ingiustizia che si respira visitando queste comunità, provenendo dall'Occidente sempre più scristianizzato e secolarizzato, ma che può offrire moltissime eucarestie nelle sue comunità sia in città che in periferia. Il problema dell'accesso all'eucarestia, soprattutto nelle tante comunità ecclesiali dell'immenso territorio amazzonico è delicato e, rimanendo all'interno di questo paradigma ecclesiale che lo fa identificare con i presbiteri celibatari, di difficile soluzione. Come è emerso nel recente corso d'inculturazione nella realtà amazzonica tenuto a Manaus nel mese di febbraio, rivolto ai missionari che andranno a lavorare pastoralmente in questa regione, per una persona celibataria è molto duro resistere alla tanta solitudine che il ministero prevede in questa regione. Parrocchie con molte comunità seminate su un territorio immenso, molte delle quali raggiungibili solo via fiume, senza contare lo stile di vita austero richiesto. Mentre diversi presbiteri, dopo alcuni anni di ministero in queste zone, chiedono di essere trasferiti in città, oppure abbandonano il ministero (ci sono molti casi di dipendenza dall'alcool), dall'altra parte i pastori delle chiese neo-pentecostali, riescono ad inserirsi in ogni luogo. La forza attuale di queste Chiese protestanti di recente fondazione è tanta che si pensa di fare di Manaus la capitale protestante dell'America Latina.
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È stata questa la mia considerazione finale al termine dei tre giorni del Forum con i cristiani LGBT, svoltosi all'inizio del mese di ottobre 2018 ad Albano Laziale. Non vogliono nient'altro che questo: vivere come tutti. È questa una... more
È stata questa la mia considerazione finale al termine dei tre giorni del Forum con i cristiani LGBT, svoltosi all'inizio del mese di ottobre 2018 ad Albano Laziale. Non vogliono nient'altro che questo: vivere come tutti. È questa una risposta semplice e banale alla classica domanda che la gente perbene, quella gente che pensa di essere nel giusto e nel vero, per il semplice fatto che si sente normale (non ho scritto: che è, ma che si sente): che cosa vogliono questi qua? Vogliono vivere, mia cara signora omofoba; desiderano vivere liberi e non giudicati, carissimo signore della porta accanto, che ti fa ribrezzo solamente sentire nominare la parola omosessuale. È questo semplicissimo dato esistenziale, che ho compreso in queste bellissime giornate di amicizia, studio, preghiera e condivisione. Mentre ascoltavo le relazioni, partecipavo ai gruppi di lavoro, pregavo, mi domandavo: ma perché siamo arrivati al punto che delle persone devono nascondere la propria identità, per paura delle ripercussioni, non solo in famiglia, ma anche nel lavoro e anche-mi rincresce molto dirlo, ma è la verità-nella Chiesa. Che cosa è successo? Ascoltando le testimonianze dei cristiani omosessuali, dei loro genitori (mi hanno colpito, in modo particolare, le testimonianze di alcune mamme), delle loro sofferenze causate spesso dagli uomini di Chiesa, che utilizzano la dottrina come un machete senza nessun scrupolo, forti dell'identificazione dottrina-verità, mi chiedo a cosa siano serviti secoli di filosofia e di teologia, se non sono riusciti a sgretolare nel pensiero occidentale pregiudizi ancestrali ingiustificati, tenuti in piedi solamente da ragioni artefatte, messe in piedi per salvare l'opinione comune. Nonostante da decenni la scienza affermi che ci sono persone che nascono omosessuali, la cultura nella quale siamo nati e della quale ci siamo imbevuti, rifiuta questo dato confermato dalle stesse persone interessate. Basterebbe fermarsi ed ascoltarle. Come prete dico: basterebbe prendere sul serio le testimonianze ascoltate nelle confessioni, per capire che nella dottrina cattolica che dichiara "l'inclinazione omosessuale oggettivamente disordinata", c'è qualcosa che non funziona, qualcosa che non è inerente alla realtà. Quando la teologia non spiega la realtà, o la spiega parzialmente, mettendo delle pezze a ciò che, a causa delle precomprensioni culturali, non riesce a comprendere, significa che ha imboccato la strada dell'ideologia e, come sappiamo, qualsiasi ideologia è di parte, difende interessi, provoca divisioni dentro e fuori le persone. Come ha sostenuto la teologa Cristina Simonelli, attuale presidente delle teologhe italiane, nel suo intervento al V Forum dei cristiani LGBT:
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Sono molti che in Brasile si chiedevano nelle settimane anteriori alle votazioni presidenziali in Brasile, che cosa sarebbe avvenuto se avesse vinto quel personaggio omofobico che era il candidato della destra Bolsonaro. Ora lo sappiamo,... more
Sono molti che in Brasile si chiedevano nelle settimane anteriori alle votazioni presidenziali in Brasile, che cosa sarebbe avvenuto se avesse vinto quel personaggio omofobico che era il candidato della destra Bolsonaro. Ora lo sappiamo, perché da pochi mesi è al potere. La situazione è drammatica. Durante i suoi quasi trent'anni di mandato, Jair Bolsonaro è divenuto famoso nella Camera dei Deputati per le sue dichiarazioni assurde, come la proposta della castrazione chimica per gli omosessuali, o per la dichiarata preferenza di avere un figlio morto piuttosto che un figlio gay. Oppure, che dire delle recenti dichiarazioni fatte su facebook in cui sosteneva che le "minoranze" che non si adeguano alla maggioranza devono sparire? Ora, l'autore di queste dichiarazioni pubbliche è il presidente di uno dei più grandi Paesi del mondo, nonché uno dei paesi emergenti dal punto di vista economico. Non è un caso, allora, se il giorno dopo della sua assunzione come Presidente decide di firmare una Misura Provvisoria in cui toglie la popolazione LGBT dalle direttrici dei Diritti Umani. Secondo lo studioso brasiliano di scienze politiche Bruno Silva, l'atto di togliere la dicitura LGBT dalle direttrici dei Diritti Umani è più simbolico che pratico. "Questa situazione rivela una mancanza da parte del Governo attuale di dialogare con i gruppi di minoranza sociale. C'è un disinteresse a dar loro visibilità pubblica, così come invece facevano i governi anteriori". In questa prospettiva, i gruppi LGBT sono una sorta di cartina di tornasole di come il Governo Bolsonaro si muoverà sui temi classici della sinistra che nel Paese ha governato negli ultimi anni.
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Leggendo la storia del popolo di Israele, storia tutt'altro che lineare e di facile comprensione, ma colma di sorprese e novità, si coglie un dato a mio avviso molto significativo. Nei momenti più delicati di questa storia, c'è sempre... more
Leggendo la storia del popolo di Israele, storia tutt'altro che lineare e di facile comprensione, ma colma di sorprese e novità, si coglie un dato a mio avviso molto significativo. Nei momenti più delicati di questa storia, c'è sempre stato qualcuno, nella maggior parte dei casi un profeta, capace di vedere quello che gli altri non riuscivano a vedere. Nelle più grandi catastrofi, come ad esempio l'esilio in Babilonia del 587 a.C., i profeti riuscivano a vedere una sorta di itinerario nascosto dentro la storia, che avrebbe mutato il destino del popolo, trasformandolo da negativo in positivo. I profeti, in definitiva, iniettavano speranza nel popolo, erano coloro che riuscivano a tenere alto il morale, a non permettere che il popolo si abbattesse sotto i colpi della dura realtà. Oggi, a mio avviso, c'è più che mai bisogno di profeti, di visionari, di persone capaci di vedere dove nessuno riesce a cogliere nulla. C'è un mondo che sta andando in frantumi, e coloro che sono chiamati ad esercitare una guida spirituale non lo vogliono ammettere. La società e la cultura Occidentale giorno dopo giorno, a passi sempre più veloci si sta secolarizzando. Ciò che si percepiva già negli anni '50-'60 del secolo scorso, vale a dire un processo inarrestabile di secolarizzazione, oggi è palpabile in tutti i settori della società, persino nella religione. Sembra un paradosso, ma non più di tanto. L'incapacità cronica dell'istituzione ecclesiale di capire il cambiamento, sta creando lo spazio per tutti quei movimenti tradizionalisti che si aggrappano al nulla pur di mantenere in piedi ciò che ormai è crollato al suolo (grazie a Dio). E così, mentre ci sarebbe bisogno di porre le basi per un nuovo cammino ecclesiale e spirituale, nell'oggi di questa fase così delicata, sono i movimenti di tipo fondamentalista a trovare spazio e ad alzare la voce nella Chiesa. Si avverte nell'Occidente secolarizzato, una Chiesa ostaggio del passato, nella ricerca ostentata e, per questo ridicola, di mantenere in piedi quello che è rumorosamente fracassato al suolo. Si parla sempre di più di società postcristiana per il fatto che si ha la netta sensazione che siamo entrati in un'epoca nuova, in cui la cristianità così come si era venuta a strutturare dal medioevo in poi, non esiste più. PROSEGUI DA QUI LA LETTURA Certamente, chi si guarda intorno può affermare che in realtà non sembra notare un grande cambiamento. Tale cambiamento è più interno che esterno, più culturale e spirituale, che materiale. I sociologi ci ricordano anche con le statistiche alla mano, che nell'Occidente secolarizzato i cristiani sono sempre più una minoranza.
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È proprio questo che ci è successo senza accorgercene, anzi spacciando i contenuti appresi come verità, come la realtà. Era così chiaro da sembrare vero. Narcotizzati sin dalla culla. Indottrinati sin dal primo batter di ciglio. Accecati... more
È proprio questo che ci è successo senza accorgercene, anzi spacciando i contenuti appresi come verità, come la realtà. Era così chiaro da sembrare vero. Narcotizzati sin dalla culla. Indottrinati sin dal primo batter di ciglio. Accecati sin dai primi vagiti. E appena inizi a muoverti sei immerso in una realtà uguale, così globale, maggioritaria, da non riuscire a mettere in dubbio nulla, da non pensare nessun sospetto. C'era così tanta gente attorno a noi a pensarla allo stesso modo, da identificare la maggioranza con il vero, la quantità con la qualità, l'apparenza con il reale. Eravamo così innocenti da non dubitare di nulla. Era proprio questa la loro forza: la nostra innocenza.
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La devozione religiosa moderna nel mondo cattolico è sorta e si è sviluppata in un periodo in cui i dati biblici e patristici erano andati dispersi. È questo che c'insegnano i recenti studi storici. La devozione si è, dunque, alimentata... more
La devozione religiosa moderna nel mondo cattolico è sorta e si è sviluppata in un periodo in cui i dati biblici e patristici erano andati dispersi. È questo che c'insegnano i recenti studi storici. La devozione si è, dunque, alimentata della superstizione, della paura del sacro. La devozione tocca il sentimento e manifesta il timore di Dio, un Dio percepito come terribile, capace di punire in ogni momento e ad ogni ora per ogni forma di disobbedienza. Lo sviluppo della devozione moderna cresce di pari passo con l'esaltazione della figura del papato che, come sappiamo, dopo la riforma gregoriana dell'XI secolo e il famigerato Dictatus papae, assume sempre di più significati divini. Il culto alla figura del papa incentiva il valore dell'obbedienza: è santa la persona docile, obbediente, fedele al papa. In questa prospettiva, l'ostacolo più acerrimo al cammino di santità così proposto è la coscienza e la sua presunta libertà. Così si esprimeva papa Gregorio XVI nel 1832 nell'enciclica Mirari Vos, che aveva come punto principale la condanna della tesi della necessità di un rinnovamento della Chiesa: « Da questa corrottissima sorgente dell'indifferentismo scaturisce quell'assurda ed erronea sentenza, o piuttosto delirio, che si debba ammettere e garantire a ciascuno la libertà di coscienza: errore velenosissimo, a cui apre il sentiero quella piena e smodata libertà di opinione che va sempre aumentando a danno della Chiesa e dello Stato» (Gregorio XVI, Mirari Vos). Come sappiamo, solamente nel Concilio Vaticano II, nel documento Gaudium et Spes la chiesa ha ripreso in termini positivi il tema della libertà di coscienza. La fatica del cattolicesimo Occidentale di vivere il Vangelo nei nuovi contesti culturali sta tutta qua, nella fatica, cioè, di vivere in pienezza quella libertà di coscienza, dono bellissimo del Padre e stimolato dalle parole e dalle opere di Gesù. La chiesa, ad un certo punto del suo cammino, ha deciso che, per i suoi obiettivi, facevano più comodo folle di devoti docili e obbedienti, che anime libere, capaci di pensare con la propria testa, così come ci aveva insegnato Gesù. PROSEGUI DA QUI LA LETTURA Le migliaia di morti per eresia o per stregoneria realizzate nei secoli dalla chiesa, sono lì per testimoniare quanto andiamo scrivendo. Per poter controllare il potere del Dio distruttore, del Tremendum, per dirla con Rudolf Otto, il devozionismo ha messo in atto un sistema di precetti e di doveri che il fedele deve eseguire per non essere travolto dalla forza di Dio. Eseguiti i precetti il devoto è a posto, pronto per poter fare nella vita ciò che vuole. La devozione agisce sulla separazione tra sacro e profano. Il sacro esige sacrifici, riti, precetti in un contesto sacrale. L'esecuzione dei riti permette al fedele di viere nel mondo profano in modo fedele e sicuro. La devozione offre sicurezza al devoto, quella sicurezza interiore che gli dà la certezza di avere fatto tutto quello che deve fare per stare in pace con Dio e, soprattutto, per fare in modo che Dio non lo colpisca. La relazione tra sacro e fedele è stimolata
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Seguendo l'insegnamento di Papa Francesco che, sin dall'Evangelii Gaudium, invitava la Chiesa ad uscire, a non rimanere chiusa nelle calde e comode mura parrocchiali, diviene importante pensare una pastorale in uscita, decentrata. Del... more
Seguendo l'insegnamento di Papa Francesco che, sin dall'Evangelii Gaudium, invitava la Chiesa ad uscire, a non rimanere chiusa nelle calde e comode mura parrocchiali, diviene importante pensare una pastorale in uscita, decentrata. Del resto Francesco non inventa nulla, ma segue l'esempio di Gesù e dei primi discepoli, che annunciavano il Regno di Dio camminando per le strade della Palestina. Anche san Paolo procede con questo stile on the road, formando comunità, individuando i leaders e poi, continuando il cammino. La dimensione missionaria dell'evangelizzazione è senza dubbio una caratteristica inscritta nel DNA della Chiesa, così come l'ha voluta Gesù. Quando una comunità si siede al centro, aspettando le pecorelle e, soprattutto, alimentando spiritualmente solamente quelle che si presentano all'appello, significa che è in atto un processo di sovvertimento della dinamica iniziale. La comunità non può divenire la tomba del processo di evangelizzazione, il punto di arrivo, ma lo spazio propulsore nel processo di evangelizzazione di un territorio.
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Ogni contesto culturale produce i suoi protagonisti a tutti i livelli della società civile. C'è stata l'epoca delle contrade e l'epoca degli artigiani. C'è stato un tempo in cui il mondo romano era diviso tra patrizi e plebei. E mentre... more
Ogni contesto culturale produce i suoi protagonisti a tutti i livelli della società civile. C'è stata l'epoca delle contrade e l'epoca degli artigiani. C'è stato un tempo in cui il mondo romano era diviso tra patrizi e plebei. E mentre l'Occidente inventava la stampa, nelle culture andine dell'America Latina, la civiltà sviluppava una cosmogonia in cui uomo, donna, animali e piante erano in perfetta armonia. Oggi, invece, dominano i super mercati, perché rispondono meglio alle esigenze del nuovo modello globalizzato di società e di economia. Non a caso i supermercati li troviamo in ogni angolo del pianeta. In ogni latitudine del pianeta e in ogni epoca troviamo forme di religiosità con i suoi templi e i suoi sacerdoti. Ci sono dei dati antropologici universali come la religione e dei modi contestualizzati di viverli. Nella storia delle religioni gli attori che ruotano intorno al sacro non sono solo uomini, ma anche donne. Mutano le condizioni sociali, mutano allo stesso tempo gli attori del sacro. Anche la Chiesa è un'istituzione umana che risponde a logiche del mondo e, di conseguenza, anche lei è soggetta a mutamenti nel corso dei secoli, ha mutato sia la ritualità attraverso cui esprime l'evento originario, sia la tipologia di coloro che sono addetti ai riti religiosi.
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Siamo soliti pensare alla missionarietà come qualcosa di specifico, una vocazione specifica di qualcuno che esce dal proprio paese per annunciare il Vangelo altrove. Missione, invece, significa desiderio di annunciare il Vangelo di Gesù... more
Siamo soliti pensare alla missionarietà come qualcosa di specifico, una vocazione specifica di qualcuno che esce dal proprio paese per annunciare il Vangelo altrove. Missione, invece, significa desiderio di annunciare il Vangelo di Gesù Cristo alle persone che vivono accanto a noi. Per fare questo è necessario, in primo luogo, trovarsi insieme a pregare, per chiedere allo Spirito Santo un'ispirazione, un'idea che orienti il nostro desiderio. E poi bisognerebbe cominciare, passare dall'idea all'azione, per ascoltare la realtà e da lì elaborare un progetto missionario da attuare nel nostro territorio.
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Rubrica: Note di un Fidei Donum – di Paolo Cugini, prete della diocesi di Reggio Emilia, già fidei donum in Brasile Appunti sull'educazione in occidente Nascono in famiglie ordinate e per questo devono essere ordinati e puliti. Imparano a... more
Rubrica: Note di un Fidei Donum – di Paolo Cugini, prete della diocesi di Reggio Emilia, già fidei donum in Brasile Appunti sull'educazione in occidente Nascono in famiglie ordinate e per questo devono essere ordinati e puliti. Imparano a non lasciare spazio all'improvvisazione, per cui tutto dev'essere programmato in anticipo, affinché non ci siano sorprese, affinché la realtà non li sorprenda. Perché è questo il problema: la sorpresa. Se la tranquillità è il criterio di vita, allora la sorpresa dev'essere a tutti i costi arginata, perché destabilizza, mette in crisi. In questo contesto diventare adulti significa imparare l'arte di pianificare il reale in modo tale da non permettere il benché minimo spazio per l'imprevedibile, per qualcosa che possa mettere in discussione la vita così com'è stata pianificata. In altre parole, tutto dev'essere così pianificato per fare in modo che la vita che sgorga dalla realtà non produca il suo effetto dirompente. Difendersi dalla vita: è questo il programma: difendersi dalla realtà, è questo l'obiettivo. Come se la vita facesse male, come se la realtà fosse contro la vita, come se la realtà fosse irreale, come se ci fosse bisogno di difendersi dalla realtà. Eppure, osservando all'indietro la storia dell'educazione in Occidente, è proprio questo che insegniamo ai nostri ragazzi, alle nostre ragazze: a difendersi dalla vita. E così sono bravi quei ragazzi e quelle ragazze che sanno fare a modo il compito, che sanno riprodurre fedelmente il passato nei minimi particolari e, soprattutto che non mettano nulla di nuovo nel presente. Il nuovo destabilizza, provoca una riflessione, obbliga a modificare gli schemi, gli orizzonti. Genitori bravi nel mantenere il sistema delle cose ricevute in ordine, hanno figli bravi, ordinati, che fanno le cose così come gli sono state trasmesse. Se infatti, le cose fatte nel passato andavano bene, perché cambiarle? Se la realtà è stata sempre così bene controllata, perché ascoltarla? Che cos'è la realtà? Come si manifesta? Reale è quello che viene al nostro incontro nel tempo presente. Reale è ciò che i nostri sensi colgono. La realtà non s'identifica, però con la materia. Ci sono, infatti, eventi che vengono al nostro incontro e che non possiamo ascrivere al mondo materiale. Pensiamo alle emozioni, alle passioni, ai sentimenti di dolore, di allegria, solo per citarne
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Non è facile pensare e decidere insieme. Non è facile perché, prima di tutto, non ci siamo abituati. Non possiamo, poi pretendere che un'istituzione come la chiesa si metta a sinodalizzare (passatemi il neologismo) dopo secoli di... more
Non è facile pensare e decidere insieme. Non è facile perché, prima di tutto, non ci siamo abituati. Non possiamo, poi pretendere che un'istituzione come la chiesa si metta a sinodalizzare (passatemi il neologismo) dopo secoli di monologo. Che lo metta tra i suoi obiettivi è bello e simpatico, ma che lo faccia realmente è un altro capitolo della storia. Gli piacerebbe, ma non ci riesce fino in fondo. Sinodalità richiama, infatti, ad un concetto fondamentale della chiesa di Gesù Cristo, vale a dire il principio di uguaglianza, che considera tutte le persone della comunità come fratelli e sorelle. La chiesa è sinodale quando non solo ascolta tutti, ma non giudica nessuno inferiore, non mette nessuno nell'impossibilità di poter esprimere il proprio parere. Già da queste prime battute si comprende come tra il dire e il fare, il desiderio e la realtà, ci sia molto mare in mezzo. Peter Neuner nel suo recente studio: Per una teologia del Popolo di Dio (Queriniana, Brescia 2016), mostra come già alla fine del primo secolo il termine fratello e sorella, utilizzato nelle prime comunità tra i membri delle stesse, sparisce dal linguaggio. Cipriano, infatti, nella sua prima lettera datata all'incirca nel 96 del I secolo, attribuisce il termine fratello solamente i suoi colleghi vescovi. Per sedersi attorno allo stesso tavolo per prendere delle decisioni insieme – è questo il senso della sinodalità – occorre che nessuno si consideri superiore dell'altro. Questo è il problema. C'è una relazione tra i membri della chiesa che è venuta lentamente e progressivamente sgretolandosi e distanziandosi e ancora oggi porta il peso di questa distanza. Del resto, se uno degli interlocutori detiene il diritto di dire sempre l'ultima parola, si capisce bene come il dialogo diventi complicato. A questo proposito, sempre Neuner dimostra che la contrapposizione laici/clero non faceva parte delle origini. Infatti, il termine laos viene usato per indicare tutti i cristiani e non per indicare i laici contrapposti ai sacerdoti. " Visto in questo modo, laos e il nostro termine laico, che da esso deriva, sono per la terminologia biblica i termini onorifici più alti che possono essere dati a un cristiano ". Tutti coloro che appartengono al popolo sono laici e lo sono anche sia i ministri ordinati che color che sono dotati di un carisma particolare. In realtà, accompagnando gli sviluppi del Nuovo Testamento, la differenza a cui rimanda la parola Laos, è quella tra i credenti e i non credenti e quindi non una differenza
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Lo stile cristiano nel mondo secolarizzato Divergent è il nome di un film del 2014 diretto da Neil Burger, ambientato in un futuro distopico postapocalittico. Il film racconta le vicende di una coppia di giovani che appartengono a una... more
Lo stile cristiano nel mondo secolarizzato Divergent è il nome di un film del 2014 diretto da Neil Burger, ambientato in un futuro distopico postapocalittico. Il film racconta le vicende di una coppia di giovani che appartengono a una società divisa in caste. La narrazione è rivolta ad un mondo futuro, si parla dunque di fantascienza, di ipotesi di civiltà future. Ebbene, dentro questo mondo volutamente studiato per essere diviso in caste dalle più nobili alle più umili, per mantenere l'armonia nella società, ci sono i divergenti che, come dice la stessa parola, sfuggono ad ogni tipo di inquadramento di classe. Soprattutto la ragazza, Beatrice, interpretata da Shailene Woodley, è divergente al 100% e viene ricercata per leggere e interpretare un testo lasciato dagli antenati e riguardante il futuro della specie. Ebbene, dopo aver dovuto passare per prove incredibili, finalmente Beatrice riesce ad aprire il testo dove esce una voce che afferma che, diversamente di come sosteneva la governate, i divergenti furono creati proprio per salvare il pianeta. Sono i divergenti, infatti, che a motivo della loro capacità di porsi contro, di non accettare quietamente le ingiustizie prodotte dalla società divise in classe, riescono a salvare il pianeta dalle leggi ingiuste e dagli usurpatori. Non è un caso che la divergente pura e autentica sia una donna. In un mondo e in una cultura i cui valori sono dettati dalla mentalità patriarcale che contagia anche le donne, che nel regime immaginato dal film sono al potere, la donna manifesta la diversità per antonomasia e, quando riesce ad esprimerla, sconvolge con la sua imprevedibilità i rigidi meccanismi del sistema. Sarà questa donna divergente ad aiutare l'umanità ad andare al di là delle barriere difensive costruite dal sistema per difendersi da fantomatici nemici. È proprio lei, la divergente, che non si è mai fidata del sistema a scoprire che dietro ai proclami del regime c'era tutta una farsa, la menzogna di un mondo di paura costruito apposta per controllare le persone.
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Ci sono alcuni passaggi significativi nel Vangelo che ci indicano come nella vita di Gesù, che per la Chiesa ne è il modello privilegiato da seguire e imitare, più che la forza e la potenza, siano la debolezza e la fragilità " Questo per... more
Ci sono alcuni passaggi significativi nel Vangelo che ci indicano come nella vita di Gesù, che per la Chiesa ne è il modello privilegiato da seguire e imitare, più che la forza e la potenza, siano la debolezza e la fragilità " Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia ". Il segno era un bambino: che segno strano. Che cosa ha voluto Dio esprimere con un simile segno? Un bambino, la nascita di un bambino era annunciata dai profeti, ed era attesa dal popolo d'Israele. Il bambino è segno di debolezza, di fragilità, di qualcosa che non riesce a vivere da solo. Il bambino è il massimo della fragilità. Ebbene è questo il segno che Dio ha dato all'umanità. Facciamo fatica a cogliere il valore positivo di questo segno perché c'è tutta una tradizione che indica la fragilità come un dato negativo, da nascondere, qualcosa di cui vergognarsi. C'è poi tutta una tradizione spirituale che indica il peccato come conseguenza della fragilità, che indica la fragilità con connotati negativi, come spazio che si presta all'entrata del male nella vita di una persona. Invece Dio, inviando suo figlio Gesù come un bambino ci dice che la fragilità, la mia fragilità, la nostra fragilità è il punto di partenza del cammino, è il punto della nostra umanità che deve rimanere scoperto e non ricoperto, deve essere ascoltato e non taciuto. Dio conosce la nostra condizione umana, che è una condizione di fragilità: per questo è venuto in questo modo, fragile e bisognoso. E per questo motivo lo ha donato a noi come un segno: è il punto di partenza. Il senso di un cammino spirituale, sia di natura religiosa che esistenziale, consiste nello scoprire la nostra fragilità, nel prendere coscienza della nostra condizione specifica di fragilità, di debolezza, di bisogno. Siamo fragili e quindi bisognosi di aiuto: non siamo autosufficienti. Per questo Gesù continuamente nel Vangelo c'invita a ritornare bambini, a scoprire le nostre fragilità, a sentire che abbiamo bisogno del Padre, perché da soli non andiamo da nessuna parte. Il rischio contrario, infatti, di chi non ha la possibilità di essere educato ad ascoltare la propria fragilità consiste nel trascorrere tutta la vita nascondendola, considerandola come qualcosa di negativo, da non far vedere, qualcosa di cui sentire vergogna. E invece no. Gesù, nascendo fragile come noi, bambino come noi, ci ha indicato che il cammino per divenire adulti inizia nell'assumere pienamente la nostra fragilità, qualsiasi essa sia, perché solo così la fragilità può essere spazio da riempire con il suo amore.
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Usciamo da una lunga stagione durante la quale si è identificata la verità con l'idea astratta, con i sistemi filosofici e teologici, con la presunzione di capire il reale a partire dall'applicazione di sistemi teorici pensati a tavolino.... more
Usciamo da una lunga stagione durante la quale si è identificata la verità con l'idea astratta, con i sistemi filosofici e teologici, con la presunzione di capire il reale a partire dall'applicazione di sistemi teorici pensati a tavolino. In questo processo anche la chiesa è stata coinvolta. Nel mondo Occidentale l'epoca della cristianità ha visto la religione a braccetto del potere, lontano dalle classi povere, anzi spesso e volentieri contrapposta ad esse. Per molti secoli le sorti dei popoli erano decise nei palazzi episcopali. Il messaggio del Vangelo è stato proposto per molti anni da una chiesa forte, potente e gloriosa. Se viviamo un processo di scristianizzazione le cause vanno cercate anche nel modo nel quale il cristianesimo si è proposto al mondo. L'epoca attuale, che sta strutturandosi sulle rovine delle meta narrazioni moderne, sgretolatesi nell'impatto con la realtà, offre nuove possibilità per il sapere e per la comprensione della stessa realtà. Se la modernità si è configurata in Occidente come possibilità d'interpretazione del reale a partire da predefiniti presupposti teorici, l'epoca postmoderna offre la possibilità di percorrere il cammino inverso. Possibilità di ascoltare il reale per come si manifesta, di cogliere la realtà nella sua novità. Ciò comporta la disponibilità a lasciarsi contaminare, a cambiare opinione, a mettere in moto processi di adattamento al reale. In questa prospettiva la verità non è più esclusivamente un pensiero che viene dall'idea, ma un dono che riceviamo dalla realtà e che esige l'accoglienza. Il dono che si rivela nel presente della storia, per essere colto nella sua novità, ha bisogno di una coscienza libera da precomprensioni, da pregiudizi, da idee belle e fatte, per dirla alla Péguy. Non è un caso che il devozionismo religioso sia un'esperienza squisitamente moderna. Nell'epoca dove viene rafforzato il pensiero sistematico, quel pensiero che precede la realtà e che ha la pretesa di organizzarla, di capirla, di spiegarla senza ascoltarla, la religione dell'impero, che s'identifica con la chiesa della cristianità, perdendo il contatto con la realtà del dato rivelato, produce la religione di cui ha bisogno.
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Indicazioni per un percorso pastorale più umano ed evangelico In diversi diocesi italiane è iniziato da alcuni anni il percorso della nuova esperienza ecclesiale denominata Unità Pastorale. Nuova esperienza fatta di vecchie cose, di... more
Indicazioni per un percorso pastorale più umano ed evangelico In diversi diocesi italiane è iniziato da alcuni anni il percorso della nuova esperienza ecclesiale denominata Unità Pastorale. Nuova esperienza fatta di vecchie cose, di modalità pastorali già viste. La novità più che nei contenuti potrebbe essere ricercata nella forma, nella modalità del cammino. In fin dei conti il contenuto è sempre lo stesso: il Vangelo di Gesù Cristo. La modalità invece, esige un cambiamento, non solo materiale, ma soprattutto di stile. Se ci si aspetta un percorso pastorale sulla modalità di quando c'era un prete per ogni parrocchia, allora saremo costretti a vivere per lungo tempo di frustrazioni. Accettare la sfida del cambiamento in atto può portare a cogliere delle possibilità che sono nell'ordine dei segni dei tempi che il Signore ci chiede di percepire. Desidero sottolinearne uno. C'è un passaggio che mi sembra necessario compiere nel nuovo contesto pastorale, ed è questo: da un'azione pastorale direttiva, ad un'azione pastorale frutto di un discernimento comunitario. La prima modalità sorge dal modello nel quale c'è qualcuno che decide per tutti; il secondo modello sorge dal desiderio di camminare insieme, di decidere insieme tenendo come punto di riferimento non le proprie idee personali o il classico " abbiamo fatto sempre così " , ma il Vangelo, l'azione dello Spirito Santo, la Tradizione, il Magistero vivo della Chiesa. PROSEGUI DA QUI LA LETTURA Camminare insieme creando spazi di condivisione, mettendo da parte il proprio personalissimo punto di vista, per cercare di comprendere assieme che cosa il Signore sta dicendo alla nostra Chiesa oggi. Il problema, in questa prospettiva, non è allora che cosa penso io, cosa sento, ma che cosa lo Spirito del Signore sta dicendo alla Chiesa. In questa prospettiva, guardando all'esempio di Gesù e alle relazioni che instaurava con i suoi discepoli, occorrono sempre di più delle azioni educative deponenti. Per realizzare questo cammino è necessario un depotenziamento dei ruoli e delle proprie idee, una capacità di mettersi da parte, di creare spazi culturali e mentali affinché l'altro possa percepire la possibilità di esprimersi. Tirarsi indietro non è facile, soprattutto quando si è da sempre abituati a farsi avanti, a pensare l'educazione come un intervento diretto, a pensare le competenze con un discorso individuale da investire su degli oggetti ritenuti come meri recipienti. Le azioni deponenti di un percorso educativo esigono la capacità di mettersi in discussione e di lasciarsi mettere in discussione, di lasciarsi dire quello che solitamente si vuole dire perché si ritiene di sapere. Le azioni deponenti esigono la capacità di creare spazi nei quali poter accogliere gli abituali usufruitoti dei percorsi educativi, facendoli interagire, mostrandone la loro attività, la loro possibilità di consegnare contenuti, il loro diritto di sapere di che cosa hanno bisogno. Educare in questo contesto significa, allora, più che orientare e indicare un cammino, saper accompagnare, saper mettere ordine a delle idee nate durante il cammino. Ascolto e attenzione divengono strumenti fondamentali per riuscire a mettere in sintonia stimoli provenienti da mondi diversi, da situazioni e contesti diversi. Educare deponendo il proprio diritto di parola, significa aspettare ad
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Segunda feira 8 de abril no Auditório do Centro SICOOB do Município de Pintadas aconteceu o II° Fórum do projeto Adapta Sertão. Se trata de um projeto pioneiro no mundo, assim como salientou o professor Emilio La Rovere, da Universidade... more
Segunda feira 8 de abril no Auditório do Centro SICOOB do Município de Pintadas aconteceu o II° Fórum do projeto Adapta Sertão. Se trata de um projeto pioneiro no mundo, assim como salientou o professor Emilio La Rovere, da Universidade Federal de Rio de Janeiro, pois é no Município de Pintadas que á alguns anos um grupo de pesquisadores – entre eles Daniel Cesano e Thais Corral -  junto com um pessoal local – Nereide Segala, Gerente Local do projeto e o técnico Florisvaldo Merces –, com um financiamento da Alemanha, estão experimentando uma serie de técnicas para que o homem do campo consiga produzir na catinga do sertão baiano.
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Nos dias 13-15 de março aconteceu no Centro das Comunidades da paróquia de Tapiramutá um curso de formação organizado pelo Movimento Fé e Política, que nestes últimos anos está se destacando pela qualidade das propostas formativa que... more
Nos dias 13-15 de março aconteceu no Centro das Comunidades da paróquia de Tapiramutá um curso de formação organizado pelo Movimento Fé e Política, que nestes últimos anos está se destacando pela qualidade das propostas formativa que oferece para a população. O curso ministrado pelo professor Eurelino Coelho, coordenador do Mestrado em Historia da Universidade Estadual de Feira de Santana e professor de Historia contemporânea na mesma, visava ajudar os participante a entender o sentido da crise econômica mundial, na busca de respostas para a vida corriqueira nos nossos municípios. Os participantes – acerca de 120 pessoas dos municípios de Mundo Novo, Campo Formoso, Piritiba, Miguel Calmon e Tapiramutá – interagiram ao longo do curso com o professor Coelho para aprofundar os termos de uma crise econômica que está assolando as economias do mundo todo.
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La nuova prospettiva ecclesiale che si apre dinanzi a noi con l’esperienza delle Unità Pastorali, cambia il modo di vivere e comprendere il ministero presbiterale. E’ questo, forse, uno dei dati di fatto sui quali non si riflette ancora... more
La nuova prospettiva ecclesiale che si apre dinanzi a noi con l’esperienza delle Unità Pastorali, cambia il modo di vivere e comprendere il ministero presbiterale. E’ questo, forse, uno dei dati di fatto sui quali non si riflette ancora abbastanza. C’è in gioco la struttura spirituale del presbitero, il suo modo di sentirsi parte della chiesa e di esprimere questa appartenenza.  Da una lunghissima stagione, perlomeno in Occidente, che ha visto l’identificazione della parrocchia con il sacerdote, si passa ad una impostazione nuova, nella quale entrambi i soggetti in causa devono reinventare il proprio ruolo. La figura del presbitero, in questo nuovo modello ecclesiale che è l’Unità Pastorale, dev’essere ripensata. Il presbitero non può, infatti, pensare di vivere il ministero nel modo con il quale lo viveva nella parrocchia. Siamo dinanzi ad un passaggio epocale che dev’essere colto e sul quale è importante abbozzare delle riflessioni. Il presbitero è chiamato a compiere una serie di passaggi significativi e, dentro questi passaggi, dev’essere accompagnato.
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Nel panorama politico-culturale degli anni trenta la rivista Esprit, apparsa per la prima volta nell’ottobre del 1932 e tutt’ora viva e vitale, occupa un posto di particolare rilievo per il modo con il quale ha saputo inserire il proprio... more
Nel panorama politico-culturale degli anni trenta la rivista Esprit, apparsa per la prima volta nell’ottobre del 1932 e tutt’ora viva e vitale, occupa un posto di particolare rilievo per il modo con il quale ha saputo inserire il proprio messaggio nel delicato clima storico del periodo. Sullo sfondo di un’Europa minacciata sia dai postumi della gravissima crisi economica del ’29 del secolo scorso, sia dall’avvento dei totalitarismi enfatizzati dell’esperienza fascista italiana e da quella nazista della Germania, Esprit ha voluto essere il punto di riferimento culturale di una generazione spiritualmente smarrita. Le pagine della rivista rivestono, quindi, un particolare interesse per la storia delle dottrine politiche, soprattutto in riferimento al fecondo periodo della cultura cattolica francese degli anni trenta.
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INTRODUZIONE In un contesto culturale e sociale in continuo cambiamento è necessario porsi in un atteggiamento positivo di disponibilità all'ascolto, per tentare di capire la realtà presente. Il pericolo, infatti, nel quale possiamo... more
INTRODUZIONE In un contesto culturale e sociale in continuo cambiamento è necessario porsi in un atteggiamento positivo di disponibilità all'ascolto, per tentare di capire la realtà presente. Il pericolo, infatti, nel quale possiamo incorrere è quello di trincerarci dietro alle sicurezze di ciò che conosciamo, filtrando il presente con i dati in nostro possesso, che non sempre sono attualizzati e, quindi, in grado di leggere e spiegare la realtà così come si presenta. La paura del nuovo è una caratteristica che ci accompagna in ogni tappa della vita. Risponde all'istinto di sopravvivenza, alle sicurezze che con il tempo creiamo per riuscire a vivere in un modo più o meno decente. Siamo fragili e per questo per vivere abbiamo bisogno continuamente di difese. Senza dubbio le certezze di qualsiasi tipo che veniamo accumulando durante la nostra vita, fanno parte di quel bagaglio esistenziale che ci permette un'esistenza sufficientemente tranquilla.
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This article seeks to present the political thinking of Emmanuel Mounier, especially the idea of revolution, that deepened in the years Thirty of the last century, in the pages of the magazine Esprit that he himself founded.... more
This article seeks to present the political thinking of Emmanuel Mounier, especially the idea of revolution, that deepened in the years Thirty of the last century, in the pages of the magazine Esprit that he himself founded. Revolutionary action, according to Mounier, can not dispense with a precise reference to a parameter of values. Every revolutionary action is destined to fail without this personal commitment, without being also a personal revolution. In addition to all myths on the left and on the right, revolution is always a difficult achievement and a permanent conquest, which must be renewed at all times through a renewed revolutionary impulse. Mounier therefore insists on the need for an integral avoid only a superficial adherence to the revolutionary commitment. The technique of the spiritual means elaborated in the personalistic philosophy, is based on a strict connection between means and ends, actions and values. The renunciation to subvert with violence the established disorder is legitimate only if it is born of the acceptance of the inevitable limits that the action imposes and not because of the fear.
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This article aims to examine the basic features of an experience of Church which emerged in the mid-1950s in Brazil and throughout Latin America under the name of basic ecclesial Community (BECs). If it is true that BECs show a different... more
This article aims to examine the basic features of an experience of Church which
emerged in the mid-1950s in Brazil and throughout Latin America under the name of
basic ecclesial Community (BECs). If it is true that BECs show a different development
according to the different situations they rise from, it is likewise true that some characterizing
features can be found which identify all of them. These features are the scope
of this research. After a first attempt to define this experience and show the new
aspects it presented with respect to the Western ecclesial reality, the characteristics
making of BECs a unique experience are presented. The emerging picture offers some
meaningful suggestions for the Western Church, too, especially as far as the sense of
ministeriality in the community and the commitment of lay people are concerned.
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riflettere intorno all'universo missionario, concludeva con un'affermazione iconoclasta: "il missionario se non è contemplativo non può annunciare Cristo in modo credibile". Come dire, se il missionario non è un contemplativo non può... more
riflettere intorno all'universo missionario, concludeva con un'affermazione iconoclasta: "il missionario se non è contemplativo non può annunciare Cristo in modo credibile". Come dire, se il missionario non è un contemplativo non può essere un vero missionario. Il Papa affermava che era giunto a queste conclusioni attraverso l'incontro con i rappresentanti delle tradizioni spirituali non-cristiane e, in particolare, quelle dell'Asia. Se si volesse però tentare di capire che cosa il Papa intendeva dire con quest'affinazione e, soprattutto, intendere il valore che dava al termine di contemplazione, ci si trova dinanzi a pochi elementi. Dopo, infatti, aver scritto che "il missionario deve essere un contemplativo nell'azione" per giustificare tale affermazione aggiungeva: "incontra (il missionario) risposta ai problemi nella luce della Parola e nella preghiera personale e comunitaria."2 Poco dopo, facendo riferimento alla prima lettera di Giovanni, il Papa aggiungeva che "il missionario è un testimone dell'esperienza di Dio" e deve poter dire con gli apostoli: "Quello che noi contempliamo, cioè, il Verbo della Vita, noi ve lo annunciamo" (I Gv 1,1-4).4
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Il Nordest Brasiliano é caratterizzzato da una diffusa povertá dovuta sia dal clima semiarido, una scarsa piovositá che rende difficile il raccolto , sia e, soprattutto, per la classe politica estremamente corrotta che non permette uno... more
Il Nordest Brasiliano é caratterizzzato da una diffusa povertá dovuta sia dal clima semiarido, una scarsa piovositá che rende difficile il raccolto , sia e, soprattutto, per la classe politica estremamente corrotta che non permette uno sviluppo sociale costante nel tempo, a causa dei forti interessi personali di coloro che si succedono al potere. Non é un caso se il 70% per cento dei sindaci eletti nel Nordest nel 2012 sono medici, sfruttando al massimo il rapporto con i clienti, per la grande maggioranza poveri. In molti casi, poi, l’ospedale principale della cittá é del medico sindaco, che attende con grande cura i suoi elettori e con molta meno cura chi ha votato contro.
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Annuncio del vangelo che significa annuncio di una Buona novella, che si realizza nel tempo e nella storia, denunciando le ingiustizie e i soprusi dei ricchi e prepotenti, favorendo un cammino di liberazione che è, soprattutto,... more
Annuncio del  vangelo che significa annuncio di una Buona novella,  che si realizza nel tempo e nella storia, denunciando le ingiustizie e i soprusi dei ricchi e prepotenti, favorendo un cammino di liberazione che è, soprattutto, interiore. Su questo punto ci sembra importante soffermarci. Infatti, troppo spesso si tende ad identificare l’azione della Chiesa nelle regioni povere del mondo, con l’intervento sociale, facendo esaurire con esso il suo contributo, identificando in questo modo azione sociale ed evangelizzazione. A questo processo di riduzionismo sociale dello sforzo di evangelizzazione nelle aree povere del mondo, hanno contribuito spesso e volentieri gli stessi missionari. Quante volte abbiamo assistito a filmati, nei quali venivano mostrati i volti poveri di bambini o donne tristi e malnutrite, con l’obiettivo di raccogliere un po’ di soldi per sostenere i progetti sociali allestiti nei paesi poveri. E’ chiaro che non stiamo mettendo in discussione la bontà di questi progetti e la buona fede dei missionari. Il problema ci sembra che sia altrove, e cioè sulla progressiva identificazione tra evangelizzazione e impegno sociale della Chiesa, come se questa non avesse nient’altro da offrire, o come se la possibilità del Vangelo in mezzo a situazioni di povertà non potesse produrre altro che progetti sociali, finalizzati a risolvere o perlomeno a migliorare nell’immediato, le condizioni d’indigenza delle persone. Il Vangelo è un annuncio di liberazione prima di tutto dal peccato, dal male che corrode l’uomo sfigurandone l’immagine di Dio.
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Há muito tempo, seja nos documentos oficiais da Igreja que nas revistas especializadas, se fala de crise das vocações e, em modo especial, das vocações sacerdotais. Crise que começou de uma forma contundente e inarestável na época do... more
Há muito tempo, seja nos documentos oficiais da Igreja  que nas revistas especializadas, se fala de crise das vocações e, em modo especial, das vocações sacerdotais. Crise que começou de uma forma contundente e inarestável na época do Concílio Vaticano II, época de profundas mudanças não apenas eclesiais, mas também sociais. Estas mudanças se protelaram até os nossos dias, adquirindo uma fisionomia e uma identidade bem precisa.
Hoje em dia fala-se que a Igreja Católica saiu do assim chamado regime de Cristandade, ou seja, daquela época aonde Igreja e Poder politico andavam de braços dados, cujo objetivo muitas vezes explicitado seja por teólogos que por Papas, era moldar a sociedade com um pensamento cristão. Era a época dos Bispos-Condes, dos Papas que abençoavam os imperadores, de uma identificação de poder temporal e poder espiritual, Cidade terrena e Cidade celeste. O tempo foi passando, a sociedade mudando, a história esfacelando os grandes sistema- as meta-narrações, como François Lyotard  as chamou- que tinha impulsionado a modernidade na busca de uma felicidade que, ao longo dos séculos, mostrou-se inalcançável.
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Fundador de “Esprit” - revista cultural e política cujo objetivo era tecer um diálogo com a sociedade francesa e européia, para buscar soluções possíveis a grande crise econômica, política e cultural, que estava afetando o mundo... more
Fundador de “Esprit” - revista cultural e política cujo objetivo era tecer um diálogo com a sociedade francesa e européia, para buscar soluções possíveis a grande crise econômica, política e cultural, que estava afetando o mundo Ocidental nos anos Trinta – Mounier conseguiu manter um diálogo aberto e crítico com todas os componentes da sociedade. Criticado pela Igreja Católica , pela sua abertura, considerada excessiva, aos partidos e movimentos de esquerda e ao mesmo tempo questionada pelos mesmos partidos de esquerda por causa da posição dura e extremamente crítica de toda a equipe da Revista para com os acontecimentos que naquela época turbulenta envolviam a União Soviética e os países do leste europeu, Mounier soube manter constantemente o seu olhar atento e fixo no centro do seu interesse: a pessoa humana.
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This article seeks to analyse the sociologic theory of Zygmunt Bauman, above all through concerned the change in the affective relationships that the liquid post modernity is proposing. After have introduced the new cultural view that... more
This article seeks to analyse the sociologic theory of Zygmunt Bauman, above all through concerned the change in the affective relationships that the liquid post modernity is proposing. After have introduced the new cultural view that Bauman defines how “liquid modernity”, the article comes in question center analyzing the new idea of identity that the culture postmodern is proposing, paying attention in some tipic personalities of liquid modernity that Bauman analyses alongside his work: the refuse, the tourist, the idle. The article finished introducing a quick view of ideas about religion in liquid modernity that Bauman gives in his last works.
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A crise econômica que está assolando o Ocidente à mais de cinco anos, não apenas questiona o modelo neoliberal, apontado como o principal responsável da grande crise, mas também a cultura Ocidental que produziu este sistema. Dias a pós... more
A crise econômica que está assolando o Ocidente à mais de cinco anos, não apenas questiona o modelo neoliberal, apontado como o principal responsável da grande crise, mas também a cultura Ocidental que produziu este sistema. Dias a pós dias os escândalos que aparecem envolvendo todos os setores da sociedade manifestam os limites de um sistema econômico que não conseguiu produzir igualdade e bem estar para todos, mas pelo contrario, profundas injustiças. O dato que chama atenção sobre a situação lastimável gerada por esta crise econômica é o crescimento da pobreza que está afetando milhões de pessoas dos assim chamados Países ricos, Países do primeiro mundo. Esta situação questiona o modelo econômico assimilado pelo Ocidente a partir dos anos Oitenta do século passado, ou seja, o modelo Neoliberal.
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O presente artigo visa apresentar o pensamento da filósofa francesa Simone Weil sobretudo acompanhando duas vertentes. Na primeira a intenção é explorar, na medida do possível, a reflexão da nossa autora sobre os temas de cunho social,... more
O presente artigo visa apresentar o pensamento da filósofa francesa Simone Weil sobretudo acompanhando duas vertentes. Na primeira a intenção é explorar, na medida do possível, a reflexão da nossa autora sobre os temas de cunho social, fruto de uma sensibilidade forte com as classes sociais mais pobres que, naquela época, coincidia com a classe operária. Na segunda parte o artigo apresenta o tema do amor, interligado com a tensão humana de Weil que faz uma reflexão de cunho social. O resultado é uma reflexão extremamente original sobre o amor que chama atenção, não apenas pela sua profundeza, mas também pela sua atualidade.
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This paper presents the philosophy of AJ Heschel, particularly regarding the relationship between religion and freedom. Frame to reflect the current postmodern cultural context, the following article shows the intrinsic connection between... more
This paper presents the philosophy of AJ Heschel, particularly regarding the relationship between religion and freedom. Frame to reflect the current postmodern cultural context, the following article shows the intrinsic connection between freedom and religion. If this today is not so visible is because, according to Heschel, religion has lost its way, accommodating to the demands of modernity. Only a revaluation of the interior can bring religion to its true sense, ie, the most authentic way for human freedom. For that to happen religion must rediscover one of the specific elements of their own historical journey: prayer.
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The article aims to deepen philosophical proposal by Gianni Vattimo, especially new religious perspective open for him. After analyzing the philosophical assumptions of the theory of Vattimo, ie, the theories of Nietzsche and Heidegger,... more
The article aims to deepen philosophical proposal by Gianni Vattimo, especially new religious perspective open for him. After analyzing the philosophical assumptions of the theory of Vattimo, ie, the theories of Nietzsche and Heidegger, this paper shows how these assumptions will apply Vattimo religious dimension and in a special way to Christianity. Concepts considered outsiders and, as it were hostile to Christianity, as the concept of secularism and nihilism, this outlook are seen as intrinsic to the historical development of it. Moreover, in post-modern era is in the small community that the Word of God is interpreted, thereby replacing the authority of the Church hierarchy. Season will be the weakening of hermeneutics and metaphysics not be able to offer the new generations the tools necessary to address the sacred text and point in the charity, the only criterion to discern the goodness of possible interpretations.
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Objetivo deste artigo é apresentar de uma forma analítica e, ao mesmo tempo sintética, a evolução da cultura pós-moderna. O objetivo não é de fácil alcance, pois nas últimas décadas a produção cultural sobre o específico objeto da... more
Objetivo deste artigo é apresentar de uma forma analítica e, ao mesmo tempo sintética, a evolução da cultura pós-moderna. O objetivo não é de fácil alcance, pois nas últimas décadas a produção cultural sobre o específico objeto da pós-modernidade, cresceu bastante rendendo complexa a possibilidade de uma síntese exaustiva. Cientes disso, no primeiro parágrafo tentaremos abrir o leque dos problemas que a pós-modernidade está apresentando. Sucessivamente voltaremos o olhar sobre um texto que já no começo da década dos anos oitenta do século passado, apontava as motivações filosóficas da necessidade de uma nova maneira de abordar a realidade. Enfim, no último parágrafo, apresentaremos as indicações de um jovem filósofo italiano sobre os novos caminhos que a pós-modernidade está tomando.
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Introduzione Pensare la carità a partire dai poveri, ascoltando il loro punto di vista, sforzandosi di guardare la storia dalla loro finestra: è l'indicazione di un percorso possibile da intraprendere. E allora forse si scopre che della... more
Introduzione Pensare la carità a partire dai poveri, ascoltando il loro punto di vista, sforzandosi di guardare la storia dalla loro finestra: è l'indicazione di un percorso possibile da intraprendere. E allora forse si scopre che della nostra così detta carità, dei nostri aiuti, per lo meno così come li intendiamo noi, che spesso e volentieri si fermano allo stato di elemosina, i poveri non sanno cosa farsene, anzi a volte sono inutili o addirittura dannosi. Non ce lo dicono, anzi ci fanno dei sorrisi simpatici, perché sanno che gli Occidentali si alimentano di sorrisi di gratitudine. Siamo contenti quando facciamo del bene, soprattutto a persone che vivono distanti da noi. Per questo preferiamo avere un rapporto costante mensile con qualcuno che vive migliaia di chilometri lontano da noi, piuttosto che dare un po' di attenzione (costa zero euro) a chi ci sta vicino. Gesù ci ha insegnato a farci prossimi, ad avvicinarci, a metterci nei panni di coloro che incontriamo. Gesù ci ha insegnato a vedere nel prossimo non un oggetto per un possibile soddisfacimento del nostro orgoglio cristiano, ma una persona. Senza questo sforzo empatico si rischia di riprodurre modelli colonizzatori, di traferire sui poveri le nostre parziali e arroganti visioni del mondo, di costruire fantomatici progetti sociali con soldi che non ci costano nessuna fatica e pretendere che i poveri ci dicano grazie. E poi ci arrabbiamo se questo non avviene. Entriamo nel loro mondo e pretendiamo di aiutarli come ci pare a noi, spesso e volentieri senza fare un minimo sforzo di ascolto, per lasciarci consegnare i reali problemi e pretendiamo anche di essere ringraziati. Ci offendiamo quando il nostro buonismo non è riconosciuto. Facciamo i capricci e mettiamo il muso. La mentalità di colonizzatori, anche spirituali, ci accompagna continuamente. Necessità di azioni deponenti nei percorsi caritativi Apprendere a vedere il mondo a partire dall'altro esige tempo. Non basta una visita estiva di qualche settimana o di qualche mese: esige anni. Spesso però, non
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(Articolo pubblicato nella Rivista Testimonianze, 1.2009) L'annuncio del Vangelo, per poter produrre i frutti sperati, tra i quali possiamo indicare la giustizia, la pace, l'amore, deve essere accompagnato da segni concreti che lo rendano... more
(Articolo pubblicato nella Rivista Testimonianze, 1.2009) L'annuncio del Vangelo, per poter produrre i frutti sperati, tra i quali possiamo indicare la giustizia, la pace, l'amore, deve essere accompagnato da segni concreti che lo rendano visibie e, quindi, credibile. É quello che avveniva nel primo annuncio che troviamo descritto negli Atti degli Apostoli e che dovrebbe caratterizzare l'annuncio della Chiesa in tutti i tempi e in tutte le latitudini, in qualsiasi circostanza. Se questo é vero da un punto di vista generale, come conseguenza del metodo visibile in Gesú ed assunto immediatamente dalla Chiesa primitiva, dovrebbe essere vero anche oggi, soprattutto in quelle zone del mondo nelle quali la dignitá delle persone, soprattutto dei piú poveri, é calpestata. L'obiettivo di queste pagine é dunque mostrare il cammino che la Chiesa brasiliana sta realizzando nel Nordest, regione devastata sin dal suo nascere, da gravi problemi sociali e politici. Dopo una prima parte nella quale tenteremo di presentare il quadro attuale sui problemi sociali e politici del Nordest brasiliano, mostreremo in un secondo momento in modo sintetico, le scelte principali che la Chiesa brasiliana ha fatto e sta portando avanti come risposta evangelica ai problemi incontrati. 1-La situazione sociale Il Nordest brasiliano é da secoli, si potrebbe dire dalla sua scoperta, luogo di grandi disuguaglianze sociali. La suddivisione delle terre operate nel Cinquecento, per opera dei grandi signori portoghesi, ha prodotto quel sistema latifondiario che é ancora presente e che tanti problemi sociali ha creato e continua a infondere in questo spazio di terra cosí sofferto. Si potrebbe tranquillamente sostenere che in tutto questo tempo non c'é stato mai nessuno che abbia voluto prendere a cuore il problema di milioni di famiglie affamate e risolvere una volta per tutte il problema agrario. I grandi romanzieri nordestini come Jorge Amado 2 , Ubaldo Ribeiro 3 , Guimarães Rosa 4 , Rachele de Queiroz 5 hanno descritto in modo profondo da una parte la sofferenza dei poveri contadini, costretti spesso ad emigrare in cerca di lavoro nelle grandi cittá brasilane come Salvador e San Paolo e, dall'altra, la guerra dei grandi fazendeiros, latifondisti, in cerca di sempre piú terre per soddisfare la propria sete di potere. La situazione sociale attuale non é molto differente da quella descritta dai grandi romanzieri del secolo passato. Ancora oggi il Nordest vive la contraddizione di grandi distese di terra nelle mani di pochissimi fazendeiros e,sugli stessi terreni, tantissime famiglie povere senza nulla. La povertá nel Nordest del Brasile é allo stesso tempo un problema cronico e paradossale. Cronico perché mantenuto dal sistema latifondiario e dal sistema politico, che si alimenta per cosí dire dei poveri, per mantenere il potere. É poi un problema paradossale perché é assurdo pensare che, con tanta terra che é spesso anche molto fertile, possano vivere tanti poveri. Si percorrono cosí chilometri e chilometri in mezzo a fazendas immense, a volte abbandonate e a volte semplicemente ridotte a pasto per il bestiame, per giungere in paesini poverissimi composti di famiglie poverissime e disoccupate. É il sistema del latifondo una, anche se non l'unica, 1 Sacerdote Fidei Donum della Diocese di Reggio Emilia, in Brasile dal 1999, parroco de Tapiramutá (Bahia) e professore di Filosofia nella Facoltá Archidiocesana di Feira de Santana.
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Introdução O titulo da palestra contem algumas indicações que representam num certo sentido um julgamento. De fato se dissermos que o professor é um instrumento da transformação da sociedade é porque estamos pensando que a sociedade não... more
Introdução O titulo da palestra contem algumas indicações que representam num certo sentido um julgamento. De fato se dissermos que o professor é um instrumento da transformação da sociedade é porque estamos pensando que a sociedade não presta. Na realidade é assim mesmo. Por isso, neste primeiro momento tentarei esboçar junto com Vocês o quadro da sociedade na qual vivemos e que necessita de mudança. 1. Em que sociedade vivemos? A sociedade na qual vivemos é feita a diferentes níveis, camadas, andares, setores. a. Nível mundial. O mundo está vivendo uma crise econômica sem precedentes. b. Nível continental. Um processo de mudança: o novo socialismo. c. Nível Nacional: um país que cresce de uma maneira desigual: cresce só por aqueles que já têm. d. Nível municipal: piorou. A vida no interior é desumana. A falta de possibilidade faz com que uma pessoa se abaixe ao primeiro que oferece algo. 2.Que vida queremos? Se quisermos ser instrumentos para transforma a sociedade não basta entender aonde vivemos, analisar a situação: precisa saber o que queremos. Então: que sociedade queremos? Que tipo de sociedade almejamos? 3. Quais soa as características que um professor deve ter para poder alcançar isso?-Formar, conscientizar não é fazer a cabeça, mas sim colocar em condições o estudante para poder usar a própria cabeça. Este é para mim o grande problema da educação no Brasil hoje. Algumas indicações: Neste sentido a leitura tem um valor enorme (Ler o texto na apêndice). O dialogo, a escuta: estimula a capacidade do estudante. A relação precede o conteúdo. A capacidade de uma criança aprender, de um jovem gostar de uma matéria depende da relação que temos com ele, do dialogo que conseguimos tecer com ele. Se olharmos para o nosso passado descobriremos que aprendemos a gostar de uma matéria gostando do professor, da professora. Neste ponto as paginas do grande pedagogo brasileiro Paulo Freire ensinam muito. De fato é ele que ensinou a valorizar o aluno, o potencial a criatividade.
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Evento organizzato dal CMD di Reggio Emilia
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